Al di là della notizia in sé, che si legge su orgni tipo di organo di informazione, un aspetto interessante – e lo dico con sarcasmo – è che ancora una volta si è posta grande attenzione a non inserire in concorso alcunchè che non fossero “i soliti film”.
C’è il film Italo-Francese, con la I e la F maiuscola (Nuovomondo di Crialese), ci sono 4 film americani, la solita co-produzione italo-anglo-francese –comunque a tre nazioni – e un paio di film con influenze lontane (Ciad e Singapore).
A parte la relativa sorpresa di un film austriaco, Fallen della Albert, viene spontaneo ancora una volta chiedersi: ma in Olanda non si girano film? E in Irlanda? E in Canada? E in Australia?
Fuori concorso c’è di più, è ovvio, ma l’elenco dei film che cororno per il Leone d’Oro, quest’anno, lascia un po’ a desiderare.
Almeno, la Presidente della giuria, resta sempre un bel vedere:
Catherine Deneuve (Francia, attrice, presidente)
Juan Josè Bigas Luna (Spagna, regista)
Paulo Branco (Portogallo, produttore)
Cameron Crowe (Stati Uniti, regista e produttore)
Chulpan Khamatova (Russia, attrice)
Park Chan-wook (Corea del Sud, regista)
Michele Placido (Italia, attore e regista)
In alcune città, come a Milano, è possibile sottoscrivere una tessera per vedere, in numerosi cinema locali, 40 dei circa 60 film che verranno proiettati alla Mostra. Iniziativa invidiabile, che dovrebbe essere estesa a più città, compresa La Spezia.
E, per quanto riguarda i pronostici, io punto su:
- Alfonso CUARÓN Children of Men Gran Bretagna, Usa - 114’
Clive Owen, Julianne Moore, Michael Caine
- Brian DE PALMA The Black Dahlia Usa - 120’
Josh Hartnett, Scarlett Johansson, Aaron Eckhart, Hilary Swank, Mia Kirshner, Mike Starr, Fiona Shaw
- Emilio ESTEVEZ Bobby. Work in progress Usa - 120’
Sharon Stone, Anthony Hopkins, Demi Moore, Lindsay Lohan, Laurence Fishburne
Intelligenza: quando qualcosa non va per il verso giusto, succede di sentirsi dire "da una persona intelligente come te non me l'aspettavo"; quindi intelligente è colui che valuta tutte le possibilità, ed i loro esiti, scartando i percorsi che presentano margini di rischio (?).
Rischio: quello che corri quando sperimenti un percorso innovativo finalizzato alla soluzione di un problema noto e, a tuo avviso, irrisolto.
Qualcuno si sente di affermare che una persona creativa non è intelligente?
Può un persona intelligente essere creativa?
E il percorso? Che dire del percorso?
... ...
Domani si festeggia! Ecco qua.
Cosa...
Tante cose.
Domani si festeggiano tante cose.
La comunità di internet e la democrazia dell'informazione (e la si auspica, per tutti quei paesi dove non esiste, dove il governo può controllare i tuoi click, dove essere un cyberdissidente è reato punibile con la scomparsa definitiva).
Poi, domani, si lancia un messaggio di pace.
Facciamo in modo, dice Nir Offir, israeliano, promotore di questo giorno, che i governi e le guerre non fermino questa giornata.
Senza confini, distinzioni di razze e religioni.
Ci auguriamo che ci siano. Perchè sostengono di aver inventato l'energia continua e a costo zero. Per non dover più ricaricare il vostro cellulare o fare i pieno alla vostra auto.
Questo è ciò che essi dichiarano.
Questo e questo, ciò che scoprite al riguardo su Wikipedia.
E sarà una sorta di lezione di creatività sulla scrittura - per lo più autobiografica - per pochi e per tiratardi.
"Alla luce delle torce tascabili, si scriveranno pagine sulle sensazioni provate, secondo il metodo della meditazione mediterranea in cammino. È necessario munirsi di torcia, block notes, penna e scarpe da passeggio. Max. 25 persone."
Venerdì 1' Settembre alle ore 22,30.
Le vacanze sono finite e così si ricomincia.
Vengo da dieci giorni di viaggio, dunque da dieci giorni senza giornali ed informazioni (a parte quelle rapidamente recepite attraverso la rete, nei pochi momenti liberi), dieci giorni senza le amache di Serra a darmi, in poche righe, la misura di come si muove il mondo.
Che faccio adesso?
Sfoglio rapidamente i giornali vecchi e noto con sollievo che tutto va come deve andare. Niente di nuovo. Bombe, guerra, smentite, balletti politici, ancora balletti, balletti, sempre, comunque, ovunque, i soliti attacchi alla libertà di informazione, vale a dire, alla sola forma di democrazia che abbiamo, nell'indifferenza generale.
E' tranquillizzante, devo ammetterlo.
Tutto procede come al solito.
Io, naturalmente, sono leggermente diversa da quando sono partita, e da questo viaggio porto a casa, come sempre da ogni viaggio, qualcosa.
Prima di tutto tante fotografie, per tutti noiose successioni di volti e paesaggi per me abissi di emozioni che nessuno riesce a capire, ferendomi un po'. Ma come si può condividere qualcosa di così intimo, di così personale? Le terrò per me e le guarderò da sola.
Andiamo avanti.
L'amaro delle lacrime. Banale, eppure così dolce.
La malinconia soffocante che ti prende allo stomaco e alla gola quando conti i giorni che dovrai aspettare prima di ritornare.
Le cose imparate. Quelle più banali, la lingua che migliora, le nuove abitudini scoperte, e quelle meno. Un dolore tagliente come un coltello, ed un sorriso luminoso come un diamante.
Oscuramente forte è la vita.
Cos'altro?
I ricordi più belli.
Qualche regalo. Un pupazzo, una braccialetto colorato, un disegno a pennarello verde sopra un tovagliolo di carta.
Tutta qui è oggi la mia fantasia. Non vola, non immagina. Per oggi solamente ricorda, e piange un po', ma sottovoce.
Tutto questo e ben oltre, nell’immaginario di artista e spettatore, sono le opere di Tracey Moffatt, fotografa australiana, visibili a Milano allo spazio Oberdan, fino al 1’ Ottobre.
Un’occasione da non perdere per perdersi tra visioni da cinema di Lynch e composizioni foto-pittoriche da fumetto o storyboard della nuova pop-art di fine/inizio millennio.
Non sono però sempre la Fondazione ed i suoi curatori a decidere cosa e come mettere in mostra e quali temi o autori affrontare nelle esposizioni o rassegne cittadine. Al contrario, la palla è giocata piuttosto dai responsabili artistici e dai direttori dei musei. Che, come lamentano in molti, sono spesso troppo vuoti. Soprattutto in relazione a quanto sono costati e a quanto sono onerosi il loro mantenimento e l’operatività.
Tanto per chiarire, riporto un mio intervento teso a fare il punto sul dibattito in corso.
Di cosa parliamo quando parliamo di Cultura: verso i “Musei 2.0”
La parafrasi da Raymond Carver non è casuale. Serve, anzi, per ribadire che, da Scardigli a Scaramuccia, da Cappellini a Cremolini, il nostro dibattito sulla Cultura e sui Musei a La Spezia intendeva far luce sul concetto di “proposta al pubblico”. Un pubblico che, chi sponsorizza, sovvenziona ed organizza mostre e rassegne ha non solo il dovere, ma anche interesse, che sia il più numeroso possibile. Numeroso, ma qualificato. O quantomeno interessato e coinvolto.
E’ vero: l’arte, come definizione di valore e di prestigio, non la si può insegnare o trasmettere solo con eventi ed esposizioni. La cultura, la sensibilità al bello, vanno instillate sin dalle sedi e dagli anni formativi. Ma da parte di chi la cultura e l’arte ha il compito di proporla ed esporla al pubblico, occorre sempre e comunque uno sforzo “intelligente” ad interessare il visitatore potenziale.
Coloro che sono intervenuti o con cui abbiamo scambiato quattro chiacchiere, tutti hanno convenuto, ci pare, su un punto: occorre incuriosire la gente, richiamare il pubblico. Non è possibile affidarsi solo ai nomi, per quanto eccelsi e pensare che bastino a suscitare partecipazione, perchè spesso sono nomi noti solo a pochi “eletti”.
Dice bene Scardigli: “Occorre guardare a quanto accade nel mondo”. E nel mondo, tanto per dirne una, i musei sono diventati sempre più non solo ambito di esibizione evanescente ed aulica, ma anche luogo di partecipazione, condivisione di esperienze ad ampio spettro di gusto e pubblico, attrazioni per la mente e la passione.
Così - proviamo ad ipotizzare noi della Gazzetta - alla straordinaria mostra su Fausto Melotti, una gestione un po’ più “orientata al cliente” potrebbe far seguire, sfruttando i tempi e i fenomeni mediatici, un allestimento interattivo (e poco dispendioso) su “Le verità del Codice Da Vinci”, con documenti, ricerche e testimonianze controverse. O una raccolta delle più belle copertine dei dischi Jazz ’60 e ’70, tra cui si trovano autentici capolavori fotografici ed illustrativi.
Dopo aver proposto “Tinguely e Munari” al Camec, potremmo proporre al pubblico - perchè no, in collaborazione con la stessa casa di Arese - una rassegna sul design delle Alfa Romeo, dai tempi di Nuvolari alla linea attuale della nuova Brera, un modello che davvero tutto il mondo ci invidia. E la lista potrebbe continuare.
Di cosa stiamo parlando, dunque? Di portare più pubblici nei musei, di provarci, di osare. Senza trincerarsi dietro ad un “Ah, ma cosa vuoi che interessi, agli spezzini”.
Di un diverso approccio. Di catturare l’attenzione. Di accattivarsi anche un pubblico evidentemente reticente. O anche solo spaventato da troppa Cultura, da solo certa cultura.
Di una diversa strategia promozionale, che faccia pensare la gente al museo non solo come ad un luogo per pochi e adatto solo ad esposizioni magari noiose o poco interessanti per i più, ma come ad un’esperienza che sappia essere a volte anche più popolare, più affascinante, più trendy se si vuole, ma da ripetersi regolarmente, senza temere un percorso articolato su temi, livelli e parametri culturali di volta in volta più o meno elevati.
Stiamo parlando di reimparare le lezioni della cosiddetta “controcultura” di fine anni ’60, associate alle nuove esperienze mediatiche e di comunicazione (e lasciateci aggiungere anche ad un po’ di sano marketing culturale) dell’era di Internet. Che, alla sua versione 2.0, non è già più quella di 5 anni fa. Figuriamoci quindi il mondo...e i musei.
Si dà infatti luogo ad un chiasmo, nella mente di chi ci riflette su per qualche istante, tra i due concetti. Il chiasmo del report. Nel senso di “to report to”. Banalmente: riferire, riportare.
Quando negli annunci di lavoro leggete infatti “il candidato riporterà direttamente al direttore generale / country manager / amministratore delegato”, in realtà state spesso leggendo “il candidato farà ciò che il suo superiore gli dirà”. E quindi, come si dice in America, so much for creativity.
Come dire: dietro ad un’idea interessante – il connubio di cui sopra – si cela spesso una realtà scoraggiante.
Ma se siete in cerca di una ventata di ottimismo, di un fascio di luce guida che incoraggi la vostra ricerca di libertà manageriale legata all’intuizione e alla creatività, allora Venerdì 1 Settembre non perdetevi “Franco Tatò - Il percorso creativo del manager”, al Festival della Mente di Sarzana.
E’ vero: bisogna salire un po’ in alto per avere sufficiente spazio da dedicare alla propria creatività manageriale. Ma qualche spunto utile arriverà di certo.
Per fortuna nessuno a Bompiani si è sognato di tradurlo con “Buona Vita”. Espressione d’augurio che pure odio.
Good Life è il nuovo romanzo di Jay McInerney, newyorkese cinquantenne che ci aveva incantato, a metà anni ’80 con Le Mille Luci di New York (Bright Lights, Big City). E che torna a raccontarci, ora, la vita di Russell “Crash” Calloway e di sua moglie Corrine Makepeace, già protagonisti di Si Spengono Le Luci (Brightness Falls).
Se i due romanzi citati ritrevano, il primo l’ascesa e la gloria e il secondo la discesa e il tonfo dell’America yuppie, esaltata dai guadagni facili in borsa e da lunghe righe di cocaina da sniffare, Good Life è incentrato sulla tragedia del 9/11. Che, tra parentesi, è stata vissuta in prima persona da McInerney, coinvolto nel supporto ai soccorritori del WTC.
Perché leggerlo? Perché nessuno, come McInerney ed il suo “gemello artistico” Bret Easton Ellis (i due si scambiano spesso anche alcuni personaggi minori), sa ritrarre così, su carta, la New York – e, per esteso, l’America – della mid-working-class contemporanea. Il riferimento visivo è Woody Allen, ovviamente. Ma mentre i ritratti di Allen sono spesso fortemente intimisti e comunque dipinti da un’angolazione poco pragmatica, in McInerney si toccano con mano la vita di tutti i giorni, le grandi preoccupazioni, i forti stress, le dolci emozioni, le piccole – e meno piccole – tragedie.
Come leggerlo? Come si dovrebbero leggere tutti i romanzi di JayMc e di Ellis: come a leggere un copione. Non per nulla, da Bright Light Big City, alla fine degli ‘80s è stato tratto un notevole film con uno splendido Michael J. Fox, per una volta in un ruolo drammatico.
Come è possibile? Lo scoprite qui.
Ah, se volete provarci, andate all’aperto, mi raccomando.
Sale espositive per rassegne, laboratori per la produzione di film e documentari, zone per concerti, campi sportivi e servizi con tanto di ristoranti e bar. Sono gli spazi in cui si articolerà la futura "Cittadella dei giovani e della cultura" che il Comune di Monza intende realizzare nell'area dell'ex macello e dell'ex mercato ortofrutticolo, da tempo abbandonata a se stessa.
Creatività e innovazione, creatività e arte, bello questo blog in cui si parte sempre da florilegi personali, scelte randomizzate ma con un senso di fondo, si parte per fare collezioni e si finisce per condividere.
Creatività su Internet è saper surfare davvero, cliccare nel pixel giusto. Creatività è contaminazione, è tediarvi con queste parole, è portarvi dentro il concetto, esemplificare, perchè Internet è questo, e chi pensava che sarebbe stato solo condivisione di sapere non aveva visto che un filo d'erba. Tutt'intorno, però, c'è una foresta, è questo il punto.
Creatività oggi alla Spezia è già più difficile da dirsi, figuriamoci da farsi. Creatività è il Camec, che è già qualcosa, è il Festival della Mente, creatività sono i blog di ragazzi che non muoiono ma tirano a campare, e a volte la loro esistenza è un fiore da cogliere a cuore leggero, e vengono fuori cose fantastiche.
Creatività è questo o questo, creatività è perdersi ma saperlo fare.
Se devo trovare un senso a questa presenza, non è che una delle mappe possibili, una delle strade possibili. I fili sono infiniti, ma provare a riannodarne qualcuno è già un gesto pregevole. Da perpetuare.
Mi sono resa conto all'improvviso che non è semplice parlare di "creatività", con o senza le virgolette che dir si voglia. Eppure la creatività fa immancabilmente parte della mia vita, ed è presente, all'incirca, in ogni scelta che faccio. Parlarne però è diverso. E' come quando mi si chiede "parla di te", e di tutto quello che c'è nella mia vita non rimane improvvisamente che il vuoto, un desolante e buio vuoto. La pagina da riempire, la tela bianca, quella lampadina che non si accende.
L'anno scorso, al Festival della Mente (Sarzana, ndr), E. Goldgberg, studioso dall'intelligenza straordinaria e quasi imbarazzante (ma quanto è affascinante la neuropsichiatria!) fece un intervento spiegando le sue teorie su quelle parti del cervello a cui sarebbe preposta la creatività. Se non avete mai letto niente di suo dateci un'occhiata, giusto per farvi un'idea.
Ok, dicevo...quella parte del mio cervello che funziona benissimo, di solito, si ritrova ora davanti a quest'empasse. Essere creativi è molto diverso dallo scrivere di creatività. Continuando a girellare in questo sito (Festival della Mente, again) ho trovato questo titolo:
venerdì 1 settembre. ore 21.30.
teatro degli Impavidi - euro 4,00
Michele De Lucchi - Creatività. Quando la si nomina svanisce.
e mi sono sentita consolata. Sono curiosa di sentire l'intervento.

Se mi chiedessero cos'è per me la fantasia potrei rispondere molte cose.
Se mi chiedessero di rappresentarla in qualche modo non avrei dubbi, e sceglierei questa fotografia.
Ho l'impressione che ci viva dentro un turbinio di emozioni e di sentimenti, ho l'impressione di trovarmi, guardandola, immersa in un mare di colori, e di sentirmi libera.
Mi piace così tanto...avete presente quelle cose che amate al primo sguardo, dal primo momento?
E' esattamente la foto che avrei voluto fare io, è esattamente una parte di me, solo colta da qualcun'altro.
La commenterei così
"A me ricordava la gonna di Jenny in un ballo di tanti anni fa..." (F. De Andrè)
A volte mi metto davanti al pc e guardo qualcuna di queste foto, e scopro sempre qualcosa di nuovo.
Per dire quello che non saprei dire da sola.
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
-Primo Levi-
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.
- E.Montale-
Preparatevi. Organizzatevi. Allenatevi, se necessario. In poco più di 72 ore ci saranno 32 eventi. Per tutti i gusti. Anzi, per tutti gli interessi.Al ritorno dalle (meritate, vero?) ferie, ci aspetta la Terza Edizione del Festival della Mente, a Sarzana (SP), presentato ufficialmente alla stampa nei giorni scorsi.Da Mattotti a Varrà, da Adonis a Janson, il percorso di quest'anno si snoda tra architettura e musica, tra letteratura e cucina, tra cabaret e spettacolo. Alla ricerca del significato, dell'esplicitazione, dell'ispirazione, dell'evoluzione e delle sfuggenti caratteristiche di tutto quello che chiamiamo Creatività.Sarzana è cittadina vivace e piacevole, per un weekend di turismo intelligente. E, nel primo weekend di Settembre, anche creativo.
Vecchioni una sua risposta la trovò in luci a S.Siro "scrivi Vecchioni, scrivi canzoni, che più ne scrivi più sei bravo e fai daner..." e negò sempre questa logica "io che gli dico? guardi, non posso".
Bene, allora caro, impagabile Vecchioni, non vedo l'ora di sentire anche questo tuo concerto, l'ennesimo, perchè nonostante gli anni passino le tue canzoni sono sempre emozionanti come poche altre, e continui a viverle con fantasia e con entusiamo.
Caro impagabile Vecchioni che, nonostante gli anni passino, non aumenti i prezzi dei dischi o quelli dei biglietti a concerto.
Caro impagabile Vecchioni che scrivi canzoni lunghe, qualche volta difficili, ma sempre, sempre così vicine, come belle storie che mi piace ascoltare prima di addormentarmi.
E questo nonostante gli anni passino, ed io cresca.
Caro impagabile Vecchioni, cantastorie della mia infanzia, quanta voglia ho di ascoltarti ancora.
Con tutta la fantasia di allora.
Ci ho pensato.
Avete mai chiuso gli occhi ed immaginato di essere altrove, in un mondo lontano, che magari non esiste... o in un mondo esistito ed adesso scomparso...o dovunque il sogno vi abbia portato, leggero, improvviso, forte come niente'altro?
Vi siete mai sentiti così pieni di idee da dover scrivere una storia, e poi, delusi, siete mai rimasti a guardare quei fogli chiedendovi perchè non potessero prendere vita? Perchè diavolo quei personaggi che amavate non parlassero con voi, perchè non vi prendessero per mano e non vi portassero a vivere con loro, come nella Storia Infinita?
Quando invento una storia, mi siedo attorno ad un tavolo, e la gioco con i miei amici, libero una parte di me altrimenti confinata nel limbo di una non esistenza, creo qualcosa, posso parlarne, posso quasi vederlo.
Posso condividere i sogni, di più forse, posso sognare insieme ad altri. E non ho bisogno di niente per farlo.
Solo chi ha poca fantasia può trovarlo ridicolo...
E per chiunque non lo abbia notato, il gioco di ruolo è antico come il mondo. Su un canovaccio si improvvisa, come nella fabula atellana, come nella commedia dell'arte che tanto appassionò l'Italia. In inglese recitare e giocare si dicono nello stesso modo "to play". Giocare e recitare una parte non è molto diverso, in fondo...
E solo chi ha poca fantasia può trovarlo ridicolo...
Il Blog della Creatività e della Cultura vuole essere una parziale risposta a tale necessità, proponendosi come un punto di incontro per chiunque voglia esprimersi liberamente su questo tema.
Credo non esistano molti spazi di questo tipo: la creatività, in quanto filo conduttore, talvolta ignorato, della maggior parte delle scelte umane, è spesso presente nelle discussioni e nei dibattiti, ma quello che ci proponiamo noi è di creare uno spazio di cui si ponga come assoluta protagonista.
L’idea nasce oggi, alla vigilia della terza edizione del Festival della Mente, il primo appuntamento europeo dedicato alla creatività: uno degli scopi del blog è appunto quello di raccogliere le riflessioni che da qui possono scaturire.
Naturalmente il Festival non deve essere l’unica occasione di riflessione: il tema della creatività è ampio, e per la sua stessa natura permette di spaziare negli infiniti campi del sapere umano.
La conclusione del Festival, quindi, sarà solo uno stimolo ulteriore a cercare altrove spunti ed idee, tra gli affascinanti percorsi della mente umana.
Matteo Melley
Presidente Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia

