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Ancora sul tema della scrittura personale e creativa (contrap)posta alla scrittura professionale e professionistica, qui un illuminante intervanto di Mafe De Baggis

Categoria: Professioni

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Ci sono professioni che fanno vibrare di entusiasmo. Questo perché ti riportano a quel grande sentimento che un tempo stimolava ed entusiasmava l'azione dei Padri. Ma oggi il giornalismo non si fa così. Viene tutto filtrato, manipolato, in parte censurato. Il resto non viene neppure presentato e così, via dicendo. Oggi la passione, lo slancio e il sacrificio delle imprese, nel'impostazione e nella scelta degli argomenti, non può più tendere all'omaggio verso i valori tradizionali della missione del giornalista e del relativo potenziamento del suo vero talento. Il vero naturale e brillante professionista della carta stampata è completamente scomparso. Oggi lo Scoop viene ricercato di tipo facile, quello che serva a qualcuno e che non dispiaccia a molti. L'importante è documentare un fatto e più grave è, meglio è. Se per esempio viene segnalato alla Stampa un pericolo ove vi è a rischio l'incolumità di qualcuno, questo non viene assolutamente preso in considerazione. Ma se quel rischio causa un morto, allora come mosche sullo sterco, sono tutti attenti e all'opera per stilare un articolo. La sindrome della NON PREVENZIONE oggi è arrivata a contagiare anche i giornalisti. Tuttavia ciò accade non per colpa loro, ma per un sempre più marcio sistema, che lentamente col tempo e su questo sentiero non risparmierà nessuno. A quanto pare non importa più se il significato essenziale di un articolo non volge verso una profonda intonazione sociale ed etica, che aiuta, piace e avvince. Non interessano i momenti interminabili, fondamentali e tremendi della vicenda umana, né tanto meno l'angoscioso dramma di una vittima innocente di un'ingiustizia, di uno strapotere, di un delitto. E' un florilegio di paradossi e di errori. Il buon senso a questo punto viene disintegrato dalla filosofia degli affari, sia economici che politici. E' un modo di pensare che viene instillato ai giornalisti da chi ha il potere economico o politico. Ogni volta che però viene represso il buon senso a qualcuno, si uccide una parte di quella persona, di quel padre di famiglia, di quel professionista. Voi mi direte: "che significa reprimere il buon senso?" Significa accecare la coscienza, stordirla, ammutolirla, sopprimendo il potere interiore, in due parole, schiavizzando l'individuo. L'essere umano viene ridotto a merce da utilizzare a proprio piacimento. Il professionista viene trattato come un animale, da cui si deve trarre utilità, potere e profitto, anche se il prezzo che deve pagare sul piano umano e psicologico è enorme. Senza entrare oltre nel merito di questa questione e contestualmente ai probabili relativi danni alla salute che nel tempo potrebbero verificarsi, ricordo solo la necessità di dovere sapere e di considerare l'uomo e i suoi disagi, come prodotto trasformato dalla organizzazione sociale nella quale viene inserito. Chiunque abbia compreso voglia comprendere con rigore ed empatia a che livello decadente di società siamo approdati, inoltrandosi nel campo delle relazioni di aiuto e di ripristino della vera umanità, sempre più calpestata e danneggiata dal profitto sfrenato e criminale. Sono dell'idea che persone divenute gravi vittime dell'arroganza del potere, debbano avere voce e che non è ammissibile sotto ogni profilo mantenere di nascosto sempre più danneggiata, emarginata e umiliata una vittima del crimine.
Chi volesse vedere un esempio di che cosa si arriva mostruosamente a censurare per oltre un decennio dalla Stampa, legga e veda le prove documentali dei crimini impuniti ai danni di una donna innocente dipendente della Pubblica Amministrazione: un ospedale. Per constatare di persona visiti i sottostanti links.
http://sisu.leonardo.it/
http://www.mobbing-sisu.com/cronaca_documentata_asl.php
http://www.mobbing-sisu.com/cronaca_documentata.php
Categoria: Professioni

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Presentato in anteprima mondiale l'8 Settembre 2006 al Festival del Cinema di Venezia, "Pasolini prossimo nostro", documentario che sta riscuotendo da tempo una notevole attenzione, sarà il fulcro di una rassegna di film del regista scomparso il 2 Novembre 1975, che si terra al cinema teatro Astoria di Lerici.

Ne parla Spezialmente, qui.

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1565: mentre i temibili guerrieri Turchi del Sultano Solimano si preparano ad assediare Malta, ultima roccaforte cristiana, i Cavalieri dell'Ordine di San Giovanni, gli Ospitalieri, monaci-guerrieri difensori dei pellegrini di terrasanta e della cristianità, mettono a punto la loro strategia difensiva. E, in questo scenario, una misteriosa nobildonna riceve da essi il compito di reclutare il mercante d'armi e mercenario Mattias Tannhauser per aiutarli, e nel contempo ritrovare il figlio illeggittimo abbandonato 12 anni prima. Giunto sull'isola, tra gli assalti ottomani e le violenze persecutorie degli Inquisitori cattolici, Tannhauser dovrà ricorrere a tutte le sue abilità per riuscire nel compito, sfuggire a fanatici complotti e restare vivo tra un epico scontro e l'altro.

A dieci anni dallo stupendo "Il Fine Ultimo della Creazione", Tim Willocks, scrittore e sceneggiatore che fu una delle più interessanti rivelazioni della narrativa degli anni '90, ritorna per pubblicare quello che si rivela come un vero proprio capolavoro del romanzo storico contemporaneo.

Intenso, violento, sagace, brillante, complesso, ma soprattutto credibile come un resoconto di saggistica, Religion brilla grazie al talento di un narratore al tempo stesso coinvolgente, ma colto ed intelligente, capace di rivaleggiare in statura con un Paul Watkins, ma soprattutto di stagliarsi assolutamente al di sopra di qualunque fiction tra quelle che in questi anni si rifanno alla storia di Templari, Rosacroce, mistici e combattenti per la religione.

La dimensione colta, e insieme di entertainment, in cui si colloca Willocks distanzia di molto le banalità e le imprecisioni di romanzi come "Il Codice Da Vinci" o "Il Templare", e significa una novità assoluta per stile ed approccio, risultando in un exploit che sarebbe miope sottovalutare. Anzi, potete star certi che qualche produttore a Hollywood ne avrà già colto il potenziale per trarne un kolossal alla Ridley Scott. E d'altra parte lo stile è serrato, veloce, e cinematico distinguendosi anche per un certo lirismo descrittivo che assolutamente non appesantisce le pur corpose 800 pagine.

Concepito come primo volume di una trilogia (che, se Willocks giocherà bene le sue carte, è destinata a diventare un punto di riferimento nel genere) Religion ci consegna un nuovo tipo di eroe-anti-eroe, cavaliere con molte macchie a anche molte paure, finalmente.

Tim Willocks, Religion, Cairo Editore


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Avete mai visto James Bond che sbaglia, suda, sanguina, trema, ha paura, agisce d'impulso mettendo a rischio la missione, perde al tavolo da gioco, si innamora, si ferisce e riappare in scena con cicatrici e bende dopo averle prese anche dal primo venuto?

Mai sino ad oggi, credo.

Anticipato da uno dei siti web dedicati in assoluto tra i più belli mai visti in rete, alla fine delle festività natalizie è uscito anche in Italia il 21' film della serie di 007.

Destinato a deludere un po' chi si era affezionato agli elementi classici dei film e alla loro mistica, Casinò Royale è invece una inaspettata chicca per coloro che, delusi dagli ultimi episodi della serie, attendevano da tempo un riavvicinamento del personaggio al James Bond dei romanzi.

Non è stata, in quest'ottica, certo casuale la scelta della EON e della Sony Pictures di rifondare completamente la saga, ripartendo dal primo romanzo di Ian Fleming - una storia di per sè non clamorosa, ma asciutta e cruda. Scelta che si rivela azzeccata, dopo le stucchevoli dinamiche da videogioco a cui gli ultimi film ci avevano abituato, e dopo che i migliori Bond-film alla fine si rivelavano da anni i non-Bond come Mission :Impossible, The Bourne Identity, The Peacemaker, Il Santo.

Così, se da un lato si esce dalla sala senza l'assoluta certezza di aver visto davvero un film di 007 - almeno non nel senso classico - dall'altra si ha quella di aver assistito ad uno dei 3 o 4 migliori della serie e in assoluto ad un più che valido film di spionaggio.

In un'improbabile deformazione temporale, Casinò Royale, pur ambientato nel presente, racconta in realtà la prima missione ufficiale di Bond, dopo l'acquisizione dello stato di "doppio zero", ovvero la licenza di uccidere. E pur immerso nell'era tecnologica odierna, è un Bond che richiama da vicino quello di Dr.No o di Dalla Russia con Amore: pochi gadget, poca azione, molta tensione, quasi nessuna battuta di spirito.

E al di là della performance, invero pure molto buona di Daniel Craig, contestatissimo (dai fan) successore di Brosnan, la sorpresa migliore è la costruzione del personaggio di 007, complice anche una sagace e brillante sceneggiatura definita da Paul Haggis (Crash, Flags of Our Fathers, Million Dollar Baby), finalmente un Bond più vero, più umano, debole e fallibile e in definitiva direttamente uscito dalle pagine del miglior Fleming.


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Un edificio dal look originale e curioso e di progettazione ultramoderna sta sorgendo a Miami.
The COR building, un grattacielo con una struttura e design altamente avanzato e moderno per il distretto di design, e soprattutto ecologico.
Il lavoro è il risultato della collaborazione tra diversi operatori tra cui Chad Oppenheim architecture + design, Buro Happold e l'ingegnere Ysreal Seinuk.
Il complesso architettonico incorporerà diverse funzioni da quella residenziale a quella commerciale con spazi dedicati, tecnologie tra le più sofisticate e sostenibili come turbine a vento, pannelli fotovoltaici, e pannelli solari, oltre alle strutture interne completamente rivestite di materiale riciclato. Qui i dettagli e altre immagini.

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Iniziamo l'Anno Nuovo - a proposito, buon 2007 a tutti!! - provando a pensare ad un diverso significato della parola Cultura. E guardando indietro, qualche istante, al 2006 passato.

Una delle ultime considerazioni "perplesse" che mi sono concesso nel 2006 è scaturita dall'esecuzione di Saddam Hussein, tramite impiccagione.

E ho pensato che mi colpisce, davvero, tutta questa indignazione per l'uccisione di Saddam, tutt'altro che un Padre Pio, tra l'altro.

E' innegabile, infatti, che Saddam Hussein è stato uno di quegli esempi cardine del peggio a cui può arrivare una specie tutto sommato tra le più pericolose, come l'Uomo. Hitler, Stalin, Pol Pot, la prossima regina delle televendite...vedete voi. Tutto molto banale, lo so.

Chiariamo subito che chi scrive non ha mai pensato che non avesse davvero senso la condanna a morte. E non credo regga poi molto dire che, uccidendolo, siamo diventati come lui, perché mi pare che ce ne passi...

Mentre i nostri antenati conquistavano nuovi mondi e nuovi continenti senza farsi scrupolo di additare come "selvaggi" uomini e popoli di Culture diverse dalle loro, esportando i costumi degli Imperi (e importando oro e merci pregiate), la mia generazione e quelle contigue sono state cresciute sotto l'insegnamento della comprensione e della tolleranza. Ci è stato insegnato che ciò che è diverso non va temuto, né sottomesso, ma rispettato.

Eppure, per qualche giorno, sul finire dello scorso anno, è parso di rivivere certe atmosfere da Impero Britannico.

Indipendentemente che siamo a favore o contro la Pena di Morte (non è questo il punto, qui), sarebbe ora che l'Occidente la finisse di cercare sempre il colpo al cerchio e quello alla botte, insieme.

O pensiamo DAVVERO che ogni altra cultura diversa dalla nostra sia da rispettare in quanto tale (Cultura) e che gli stati sono sovrani, oppure decidiamo che, in virtù dei nostri secolari esperimenti in guerre, barbarie, oscenità, perversioni ed atrocità, noi Occidentali rappresentiamo la Cultura più evoluta (ad esempio perché non lapidiamo le donne o non le costringiamo a portare il velo, perché non tolleriamo lo sfruttamento dei minori per sesso o trapianti, perché uccidiamo alla svelta gli animali da alimentazione e cerchiamo magari nel frattempo di trattarli il meglio possibile, perché tendiamo a dare un significato reale e garantito alle pubbliche elezioni, etc. etc.). E allora possiamo decidere di scagliarci contro "la barbara usanza dell'esecuzione capitale", là dove, nel mondo, su 192 stati dell'ONU, ve ne sono 85 non contrari ad essa. 85 Culture diverse.

Può sembrare una provocazione, ma non la è. Piuttosto è una perplessità, davanti ad una logica abbastanza ineffabile ed indefinibile per cui l'Occidente di fatto si arroga da sempre il diritto di decidere come e quando gli altri popoli e le altre Culture si comportano da "barbari".

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