Bioarchitettura. Geobiologia. Legno.
Se le tre parole in sè vi suonano nuove o misteriose, oppure se al contrario vi sono già familiari, l'occasione è ghiotta. La Fondazione Carispe è infatti tra gli enti che patrocinano il 2' Convegno Nazionale "Bioarchitettura&Geobiologia&Legno". Che si chiama proprio così, come si scrive, e che mette al centro dell'attenzione tutti i temi inerenti all'architettura sostenibile, ecologica, economica, efficace, conveniente ed intelligente.
Domani 22 Giugno, a Villa Marigola a Lerici, dalle 9.00 in poi.
Di seguito il programma dell'intera giornata.
Bioarchitettura&Geobiologia&Legno
Villa Marigola
Lerici - La Spezia
ore 9.00 registrazione dei partecipanti
ore 9.15 Saluti delle Autorità e rappresentanti degli Ordini Professionali
Avvocato Matteo Melley Presidente Fondazione Carispe
Architetto Marino Fiasella Presidente della Provincia della Spezia
Ingegnere Emanuele Fresco Sindaco di Lerici
Ingegnere Franco Zunino Assessore Regionale all'Ambiente
Senatore della Repubblica Dottore Egidio Banti 10° Commissione Permanente
Industria Commercio e Turismo
Architetto Massimiliano Alì Presidente Ordine Architetti Pianificatori Paesaggisti
e Conservatori della Provincia della Spezia
Ingegnere Paolo Caruana Segretario dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia della Spezia
Geologo Carlo Malgarotto Consigliere dell'Ordine Regionale dei Geologi della Liguria
Dottore Salvatore Barbagallo Presidente dell'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri
della Provincia della Spezia
Geometra Fabrizio Costa Presidente del Collegio dei Geometri della Provincia della Spezia
Geometra Marco Ferramosca Presidente dell' ANCE La Spezia
Architetto Alberto Bacigalupi Presidente della Scuola Edile Spezzina
Architetto Alberto Colombo Rappresentante ANAB
ore 9.45 Apertura dei lavori
INTERVENTI
Architetto Viviana Deruto
Presidente dell'Associazione Architettura&Geobiologia-Studi Integrati
Presentazione dell'Associazione "Architettura&Geobiologia - Studi Integrati"
Architetto Paola Giannarelli Sindaco di Vezzano Ligure
"PUC eco-sostenibile: l'esperienza di Vezzano Ligure
Prof. Rodolfo Coccioni Dir. Istituto di Geobiologia Facoltà di Geologia
Università di Urbino
"L'istituto di Geologia e Centro di Geobiologia dell'Università di Urbino:
i motivi di una ricerca"
Ingegnere Sergio Berti
"La ricerca geologica-geobiologica sul Palazzo Ducale di Urbino: la geobiologia"
Geologo Marco Zanicchi
"La ricerca geologica-geobiologica sul Palazzo Ducale di Urbino: la geologia"
Architetto Viviana Deruto
"La ricerca geologica-geobiologica sul Palazzo Ducale di Urbino:
spunti per un'architettura consapevole"
Geometra Papik Dal Degan S'INTEGRA SRL
"La procedura Best Class per la certificazione degli edifici
ed il sitema di accreditamento Sacert"
Architetto Donatella Ambrosini e Epta Consult SCRL
"Esempli applicativi per la definizione del consumo energetico degli edifici:
diagnostica, utilizzo di software applicativi e soluzioni di intervento"
Architetto Svegliado Piero Direttore Tecnico della Celenit isolanti naturali
"L'isolamento termico dell'involucro edilizio"
Dottor Franco Fabiano Dirigente Primo Livello Divisione Pneumologia La Spezia
e Presidente Regionale AIMAR
"Inquinamento ambientale indoor e outdoor: malattie respiratorie e patologie correlate"
Architetto Giuseppe Brucco Ricercatore e Direttore della Delta Solar impianti termici
"Gli impianti termici in bioedilizia
ore 13.00 pausa pranzo
POMERIGGIO
ore 14.30 Riapertura dei lavori
INTERVENTI
Signor Mauro Guazzi Responsabile Tecnico-Commerciale
della Sonnenkraft pannelli solari
"L'impiego dell'energia solare: semplice comodo e redditizio per tutti"
Professor Mauro Durante docente di Genetica e Biologia Molecolare
Università di Pisa
"Effetti biologici indotti da inquinanti ambientali"
Dottor Giuliano Bressa docente di Tossicologia Ambientale
Università di Padova
"Inquinamento indoor: fonti, effetti, rimedi"
Architetto Valerio Rao della Rao & Sartelli legnami
"Il legno nelle strutture edilizie: normative a confronto"
Architetto Nicoletta Bernardeschi
"La geobiologia come analisi preliminare alla progettazione architettonica.
Esempi applicativi"
Ingegnere Andrea Travaglini
"Impianti a basso consumo energetico"
Geologo Davide D'Errico
"Interazioni fra assetto geologico e insediamenti eremitici
nell'Abruzzo interno: prime ipotesi"
17.00 cofee break
Dottor Vincenzo Matera
"Ricerca medica nel settore delle variazioni biofisiche indotte
dalle interazioni con l'ambiente"
Signor Roberto Mosca Dirigente della Spring Color calci e colori naturali
"I colori naturali"
Geologo Marco Zanicchi
"I potenziali spontanei: la geofisica applicata alla geobiologia"
Ingegnere Giampiero Musio Funzionario Centro Gas
"Esperienza del Gruppo Acam nel settore eolico "
ore 18.30 chiusura dei lavori e dibattito
moderatrice
Architetto Nicoletta Bernardeschi
L'ultima asta di dipinti promossa insistentemente alla Spezia aveva come beneficiario niente meno che il Camec, il discusso, ma ormai affermato, centro di arte contemporanea della Spezia. Questa volta, invece, all'asta verranno messe molte più opere di quelle disponibili in occasione della manifestazione organizzata dagli Amici del Camec e tanto i promotori, quanto le finalità hanno poco a che fare con composizioni, cornici e pennelli: il ricavato della vendita al miglior offerente organizzata dal comitato Lions "Enrico Mussini" andrà alla Banca degli occhi della nostra regione.
Il comitato Lions "Mussini", attivo nel sostenere la diffusione della cultura della donazione di cornee, aiutando le strutture sanitarie pubbliche della Spezia a dotarsi degli apparecchi più avanzati per il prelievo, il trasporto ed il trapianto di cornee, ha organizzato l'asta di beneficenza di opere d'arte presso il Centro Allende. I quadri saranno in esposizione a partire dal 12 giugno sino a sabato 16, giorno in cui dalle ore 16.30 inizierà la vendita vera e propria alla quale tutti sono invitati a partecipare. I giorni di esposizione saranno utili per visionare le opere e ricevere ulteriori informazioni sulla manifestazione.
Lo stimolante progetto unisce così due istanze che, nell'ambito dello spirito Lions, costituiscono punti essenziali della loro azione: servizio sociale e promozione culturale. Durante l'asta sarà possibile ammirare ed acquistare, a prezzi davvero contenuti, sessantuno opere di eccellente qualità dei più grandi artisti liguri che potete osservare su Spezialmente clickando qui, con particolare attenzione a coloro che si sono distinti nella nostra città e nel nostro golfo (Aprigliano, Bellani, Caselli, Discovolo, Fossati, Fabiani, Michi, Questa, Tomaino e Vaccarone, solo per citarne alcuni).
Il motto che ben sintetizza lo spirito della manifestazione, compare nel catalogo delle opere in asta:
"Un atto d'amore affinché anche chi oggi non vede possa domani godere della bellezza dell'arte".
Dal punto di vista logistico la manifestazione è gestita dalla Aire Fenix di Gianluca Rizzo, specializzata nella promozione culturale.
L'opera che il Comitato sin qui ha svolto ha dato risultati sorprendenti. Negli ultimi due anni le donazioni della nostra città sono geometricamente aumentate e, in proporzione al numero di abitanti, La Spezia sta divenendo la prima provincia ligure per donazioni. Il dovere che a questo punto si impone è quello di non fermarsi cercando di assegnare alla cultura della donazione il posto che le compete: appartenere semplicemente alla cultura umana. Il recente trapianto di cornee su una bambina di 12 anni, comparso da poco sui giornali, vale più di qualunque discussione.
Oggi possiamo fare qualcosa di davvero importante, sostenendo l'opera di chi ha già raggiunto risultati importanti.
tratto da www.spezialmente.it - Thomas De Luca

Avete ancora poco più di un mese e mezzo per visitare la notevole mostra su Piero Della Francesca, ad Arezzo.
Piero della Francesca e le corti italiane rappresenta un affascinante viaggio che, partendo dai luoghi d’origine dell'artista, accompagnerà il visitatore tra le corti del Rinascimento, ricostruendone clima, cultura, protagonisti, scambi e incontri, attraverso la figura del maestro e gli echi della sua arte.
Dalla casa a Sansepolcro alla corte dei Baglioni a Perugia, come collaboratore di Domenico Veneziano; dal soggiorno nella Firenze di Cosimo il Vecchio con la visione della corte bizantina, alla permanenza presso la corte estense di Ferrara, con la sua influenza su artisti coevi come i Lendinara e i maestri dello studio di Belfiore; dall’arrivo a Rimini alla corte dei Malatesta, al contatto diretto con Roma dove soggiorna tra il 1458-59 lavorando per Pio II in Vaticano. Il viaggio di Piero prosegue alla volta di Urbino, presso la corte dei Montefeltro, dove si dedica alla scrittura del trattato sulla prospettiva ed il cui passaggio lascerà riflessi nell’opera di Giovanni Santi, in quella del Laurana. Infine presso i della Rovere, ove dipinge la splendida Madonna di Senigallia.
Un artista itinerante Piero della Francesca; la Mostra ne ricostruisce quindi il viaggio grazie ad opere straordinarie come il Ritratto di Sigismondo Pandolfo Malatesta, il San Girolamo con Girolamo Amadi, il Dittico dei duchi d’Urbino, la Madonna di Senigallia, e a dipinti e tavole di artisti a lui coevi come Pisanello, Rogier van der Weyden, Domenico Veneziano, Fra Carnevale, Luca Signorelli.
Tra le opere di Piero della Francesca in mostra imperdibili il Dittico dei Duchi di Urbino conservato agli Uffizi e la Madonna di Senigallia con quello straordinario fascio di luce e pulviscolo dorato che filtra dalla finestra. Si deve aspettare il Seicento olandese per ritrovare in pittura qualcosa di simile.
Un progetto nato 15 anni fa, un cantiere aperto dal 2000 e un'idea di arte fruibile e in movimento che finalmente ha aperto i battenti a Bologna.
Per il Museo di Arte Moderna (MAMbo) il debutto è stato lo scorso 5 Maggio con un exploit adrenalinico affidato alla mostra 'Vertigo. Il secolo di arte off-media dal Futurismo al web', in programma fino al 4 novembre nell'ex forno del pane.
Completato il restyling dell'edificio in via don Minzoni 14, a due passi dalla stazione, e dopo il trasferimento, nella nuova sede, delle collezioni della Galleria di arte moderna, il museo ospiterà mostre, laboratori didattici, ristorante e libreria. Nella rassegna inaugurale esposte più di 450 opere tra dipinti, sculture, fotografie, video e 'oggetti' mediatici di ieri e oggi come grammofoni d'antiquariato, radio originali di Guglielmo Marconi, I-pod.
Nell'intenzione dei curatori Gianfranco Maraniello e Germano Celant, 'Vertigo' è un viaggio nei meandri dell'arte contemporanea alla scoperta di sconfinamenti e contaminazioni prodotte dalle avanguardie del '900 (dal Futurismo al Dadaismo, fino al Surrealismo) per dimostrare che non esiste più uno specifico linguaggio artistico ma un intreccio multimediale.
«Al di là dei numeri, quel che mi ha colpito - commenta il giorno dopo l'apertura il direttore Maraniello - è stato l´entusiasmo. Ho avuto la sensazione, dalle parole di molti, che da un bel po´ ci si aspettasse un´occasione di questo genere. Ho sentito molti ripetere: "Finalmente!". È quel "finalmente" che mi ha colpito».
Dice anche che quell´entusiasmo infonde nuova energia. «Ricordiamoci che è un inizio, è adesso che ci mettiamo al lavoro...»
Nelle settimane e mesi prossimi diverranno più visibili anche i rapporti già intrecciati con la Cineteca (per il suo archivio storico), con la Biblioteca Sala Borsa (per il suo archivio di poesia sonora), con il museo Pelagalli (che ha messo a disposizione radioricevitori, telefoni, grammofoni... esposti a Vertigo), il Museo della Musica... «Perciò quel "finalmente" non è proprio poi così giustificato: a Bologna c´è tanto, e c´era anche prima. Ma sono felice che Mambo sia l´occasione per metterlo in luce».
Si possono così ammirare i primi esperimenti sonori e poetici di Marinetti e Schwitters, quelli visivi e filmici di Duchamp e Dali' e, passando attraverso Andy Warhol e la pop art, scoprire gli artisti della scena odierna internazionale. Il tutto su 9.000 metri quadrati disposti su due piani rivestiti in cemento industriale e legno di rovere, che nel 2008 si arricchiranno di un parco, un canale e un ponte sospeso che porta direttamente alla cineteca comunale.
Info: 051 6496611 o MAMbo.
Per la serie "modi bizzarri (ma apparentemente funzionanti!) di risparmiare energia", eccovi un link di come i Google Boys potrebbero declinare il loro motto "Don't be evil": http://ecoiron.blogspot.com/2007/01/black-google-would-save-3000-megawatts.html.
Con un solo ritocchino al codice, si salvano un bel po' di megawatt (e si rende il sito forse un po' meno leggibile, ma sicuramente molto più stylish, no?)...
Per chi vuole iniziare: Blackle.com
Roberto Saviano, Alessandro Baricco, Luciano Canfora, Alessandro Piperno, Gabriele Salvatores, Carlo Lucarelli, Maurizio Maggiani e molti altri saranno gli ospiti della prima edizione di ''Officina Italia'', che si apre oggi 3 maggio a Milano, per proseguire fino a Sabato 5, alla Palazzina Liberty. ''Officina Italia'' è il primo festival dedicato alla creatività artistica italiana. Al centro della sua scena campeggia la letteratura, la sua enorme vitalità e il suo prestigio, in dialogo con tutte le altre forme d'espressione artistica: un centro, dunque, da cui si dipartono a raggiera cinema, arti visive, teatro, fotografia, design, moda, giornalismo, musica.
L'idea di Antonio Scurati e di Alessandro Bertante, curatori della manifestazione, è quella di convocare ogni anno i migliori scrittori italiani a leggere, in anteprima, dei brani delle opere che vanno creando nella loro officina letteraria. Un vero e proprio festival dell'inedito nel quale gli scrittori sono invitati anche, dopo la propria lettura, a conversare con alcuni esponenti di massima levatura nei rispettivi ambiti creativi.
Il festival si prefigge di approfondire il rapporto fra la letteratura e la sua officina creativa, allargando poi lo sguardo anche ad altri ambiti dell'arte e della scienza. La letteratura farebbe, dunque, da cornice e da interlocutrice privilegiata di una galleria di eccellenze della cultura italiana.
Il festival mira a diventare, fin dalla prima edizione, un'importante vetrina per Milano e per la creatività italiana in generale, ma anche un momento di riflessione nel quale poter affrontare da una prospettiva nuova argomenti di attualità e politica. Un festival che attraverso un formula semplice e immediata, priva di gigantismi organizzativi e facilmente identificabile, vuole essere un momento d'incontro, di frontiera, fra i diversi linguaggi della comunicazione artistica ma, soprattutto, fra i territori dell'arte e quelli della vita.

Tornato dietro la macchina da presa tredici anni dopo l'esperienza del validissimo "Bronx" (1993), il premio Oscar di "Toro Scatenato", "Il padrino II" e "Taxi Driver" Robert De Niro dedica la sua nuova opera alla storia dei primi 25 anni di attività della CIA, il servizio d'intelligence americano.
Il film vede tra i suoi protagonisti, al fianco di Damon e di De Niro nel ruolo del Generale Sullivan (in realtà una piccola parte), un cast di altri attori di grandissimo spessore, tra cui accanto ad Angelina Jolie (Margaret "Clover" Wilson), John Turturro (Ray Brocco), Alec Baldwin (Sam Murach) e William Hurt (Philip Allen).
"Sono sempre stato attratto dal mondo dello spionaggio," racconta De Niro, "e quando ho letto per la prima volta la sceneggiatura di Eric Roth ("Munich"), The Good Shepherd, mi sono reso conto che quel film non solo m'interessava interpretarlo quanto - e soprattutto - dirigerlo. La sceneggiatura era già pronta da alcuni anni e, secondo alcune autorevoli riviste di cinema, era uno dei migliori film che si potessero realizzare. Credo che non l'abbiano fatto prima per questioni di budget... Ad ogni modo, la differenza tra ciò che aveva scritto Roth e quello che interessava me era solo ed esclusivamente il contesto storico: il periodo su cui ci siamo concentrati narra la storia della Cia dai suoi inizi, cioè dagli anni degli Uffici Servizi Strategici durante la Seconda Guerra mondiale fino al fallimento dell'operazione della Cia a Cuba presso la Baia dei Porci nel 1961. Quello di Roth era precedente. Alla fine però abbiamo trovato un accordo e un terreno comune su cui lavorare".
Il film è secco, preciso, senza sbavature o retorica e scorre via con eleganza, nonostante le quasi tre ore, ritraendo come raramente prima il vero mondo dello spionaggio e controspionaggio. Così, dalle ceneri dell'OSS del tempo di guerra, fino al fallimento clamoroso della "Baia dei Porci", De Niro mette la CIA e i suoi demiurghi al centro della trama.
Nell'aprile del ‘61 un nastro e una foto vengono recapitate sulla porta di Wilson. Dentro ci sono gli indizi per scoprire il traditore che ha rivelato a Fidel Castro il luogo della prevista invasione. In una serie di lunghi flashback, la storia salta indietro al tempo dell'OSS, il padre della CIA, sul finire degli anni '30, quando Wilson è uno studente a Yale e viene incluso nella società segreta Skull and Bones, la confraternita elitaria composta rigidamente di WASP con la pretesa di formare i futuri leader mondiali.
La congregazione costituirà l'ossatura dell'O.S.S, l'ufficio dei servizi strategici durante la seconda guerra mondiale. Nel dopo guerra nasce poi la CIA vera e propria, per impedire l'invasione globale del nemico sovietico. Il film lascia in realtà serpeggiare la suggestione che la CIA abbia costantemente sopravvalutato le capacità sovietiche allo scopo di giustificare la sua stessa esistenza.
Wilson passa il suo tempo libero ad infilare meticolosamente modellini di navi in piccole bottiglie. E' un uomo preciso, grigio, che parla poco anche alla moglie, anche mentre il loro matrimonio va in pezzi, e ogni mattina sale su un bus di Washington nella sua classica divisa: impermeabile, cappello, ventiquattrore. Sembra solo un altro impiegato che va al lavoro. E invece è la spina dorsale di tutta la storia della CIA. Il personaggio reale a cui è ispirato, James Jesus Angleton, come Nero Wolfe coltivava orchidee invece di miniature di navi in bottiglia, ma la sua "condanna" resta la stessa. La disperata solitudine di chi non può fidarsi di nessuno.
C'è qualcosa di più del mero voyeurismo nella raccolta di scatti "Trash" alla Maison Européenne de la photographie di Parigi.
La mostra è incentrata su un lavoro minuzioso, direi quasi 'scientifico', se mi passate il termine, di appostamenti e ricerche metodiche nei bidoni della spazzatura delle star hollywoodiane. In pochi tra i volti più famosi del cinema e dintorni hanno salvato la propria privacy dalla spietata presentazione dei fatti dei due artisti.
Tra la moltitudine di rifiuti, isolo qualcosa:
- il primo mito a cadere è Marlon Brando: laddove ti immagini di trovare cognac e whiskey, ti devi accontentare di una collezione sterminata di bottiglie di Evian e Perrier. Chic, ma sicuramente lontano dall'immagine che ci eravamo fatti di lui al cinema
- Charlize Theron è andata alla serata degli Oscar su una macchina elettrica. In pochi se ne sono accorti, ma un biglietto la ringrazia "per aver lanciato un messaggio così importante a milioni di persone". Sarà.
- Tom Cruise non esiste. O meglio, quello che vediamo non è il vero Tom Cruise, ma un'interpolazione tra il Tom Cruise più che quarantenne e la ricostruzione dei suoi medici, dermatologi, gastroenterologi che tentano di tenerlo in piedi. La colf deve aver buttato via la sua lista di prodotti per viso, mani, corpo e capelli, più i prodotti della spesa. Sono quattro pagine di roba. Poteva prendersi almeno cura di strapparle prima di gettarle. Scelta non fortunata (più per il suo padrone che per lui...).
- Sharon Stone è uno schianto. Come faccia ad essere arrivata così alla sua età però è un mistero, a giudicare da quello che mangia (popcorn, cioccolatini di infima qualità...)
- altro che Homer Simpson, il vero americano medio è Tom Hanks: cornflakes a colazione, snack di ogni genere, pizze in scatola, centinaia di bottiglie di cocacola e schifezze varie. Come avrà fatto a perdere tutti quei chili per fare il naufrago sull'isola deserta?
- in pochi riescono a resistere alla tentazione di comprare riviste che parlano di sé: chi ci casca più frequentemente è Antonio Banderas. Ma forse è solo perchè gli altri li conservano in casa.
- Lo Schwarzy pre-presidenza, ovvero quello di Terminator e Conan il barbaro (quello che preferiamo!) deve aver avuto qualche problemino con il nostro Albertone Tomba. Si fatica a ricostruire la foto tagliata in mille pezzi in cui erano ritratti insieme.
- Madonna è l'unica donna ad aver avuto il buon senso di gettare nel tritarifiuti alcune sue lettere. Peccato, eravamo curiosi.
- Steven Spielberg che legge centinaia di riviste di programmi televisivi? Questo sì che è uno scoop!
- Pierce Brosnan è un erotomane
- Jack Nicholson no (è questa la notizia)
- cosa ci faceva quella rivista di lingerie tra i rifiuti di Ronald Reagan?!?! Ahiahiahiai, signor presidente...
So che dopo questo post non guarderete più con gli stessi occhi il vostro cestino in camera. Ma ricordatevi che, in fondo, l'ho fatto solo per il vostro bene.
Alla mia sinistra, effigi di Pasteur, Bossuet, Descartes e Racine mi ammoniscono con la severità delle loro parrucche ricciolute, prevenendomi da ogni distrazione. Il ritmo è comunque disteso, i relatori preparati e pronti alla battuta.
Si comincia dalla base dell'iceberg, ovvero dalla formazione. E da subito è evidente come i problemi dei cugini d'Oltralpe siano anche i nostri: pochi ingegneri (e poche "ingegnere", soprattutto, viene rimarcato), molti informatici, il problema insomma è più sulla gestione della tecnologia e sulle modalità per convincere gli imprenditori ad investire in questo settore che nella mera scrittura delle linee di codice.
La tematica del "digital divide" viene trasposta in un dominio inedito: in Francia, le connessioni "haut dèbit" o "très haut dèbit" sono numerose, e costano poco (non stiamo certo in questa sede a sottolineare ancora le differenze di prezzo dello stesso prodotto "Alice" nello Stivale e nell'Esagono). Ovvio allora che il problema si trasli altrove: il muro qui è più tra la ristretta cerchia degli "iniziati", coloro che dominano la tecnologia (anche se talvolta finiscono per farsi dominare), e quelli che come utilizzatori se la cavano magari anche, ma che non hanno voglia di capire cosa sta dietro al messaggino che parte dal cellulare o alla telefonata via Skype.
Ça va sans dire che questi ultimi sono la stragrande maggioranza, con sommo dispiacere dei nostri relatori.
Si sprecano dunque slides per stigmatizzare le differenze di approccio Francia (più latamente: Europa, mi sento di poter dire) - Usa, la mancanza di ricerca applicata (ah, rieccola!) e la mancanza di sforzi europei per formare dei managers in ambito IS (Information Systems).
Le soluzioni. Già, le soluzioni.
"Je cherche (cerco) l'Humboldt du (del) 2007", finisce retoricamente un professore universitario evidentemente poco felice dell'ultimo quinquennio chiracchiano. Premessa: lord Von Humboldt è il tizio che, riformando l'università di Berlino nel 1809, ha di fatto posto le basi al sistema universitario così come lo conosciamo oggi, con le varie distinzioni umanistico-scientifiche, i dipartimenti e compagnia bella. L'Humboldt che il docente cerca, dunque, è l'innovatore capace di riscrivere i paradigmi ed i confini delle scienze dei bit: andare oltre la logica binaria dello zero-uno, e rivolgersi al Nanotech, Biotech, abbattendo muri piuttosto che erigendoli-esigendoli. E badate che il docente in questione non è un pazzo visionario che vive nel suo mondo teorico ed ipotizzato: pensate che si è fatto costruire apposta un software capace di riconoscere i pezzi di compiti/tesi/progetti copiati e incollati dalla rete. Piuttosto pragmatico, dunque. Dalla sua esperienza empirica ha tratto anche delle stime: il 10% dei suoi studenti fa un uso scriteriato del "Cut and paste", senza neanche scomodarsi a stare evidentemente a leggere quello che sta copiando. Un altro buon 25% copia citando le fonti; il 40% se ne "dimentica" qualcuna. Il conto degli onesti è presto fatto.
La signorina che ci presenta le virtù dell'école d'Ingénieur "Supèlec" (che forma "ingegneri generalisti", qualsiasi cosa questa stramba locuzione significhi) ci ricorda il caso del MIT (la famosa università americana che ha piazzato tutti i suoi corsi online), avvertendoci però che in mezzo a tantissima qualità c'è anche qualche corso davvero approssimativo. E che comunque avere il materiale a disposizione non vuol necessariamente dire apprenderlo.
La parola passa poi alle imprese, in un passaggio di testimone che anche qui si augurano evidentemente non essere solo metaforico. L'accento ora è subito posto sulla produzione: amministratori delegati e responsabili di sistemi informativi ci ricordano prima di tutto l'importanza dei server, e la mancanza di investimenti europei in questo senso (mentre Oltreoceano Google, Amazon, Yahoo ed Aol fanno a gara a colpi di miliardi di euro per accaparrarsi la maggiore potenza di calcolo possibile), ed ancora lamentano la frattura tra università ed imprese, che, nel Belpaese come in quello un po' meno bello, faticano a capirsi.
Tornando all'argomento principale, si cerca di permutare la filosofia partecipativa del Web 2.0 in ricette aziendali: mettere in condivisione i saperi attraverso la tecnologia, facilitare la comunicazione, incentivare la collaborazione per progetti, per funzioni o per clusters, ma anche usare i nuovi canali per comprendere meglio i bisogni dei clienti, che non sono mai stati così chiari come oggi ai tempi di Google e dei blog ("Non c'è neanche bisogno di innovare: ci penseranno i vostri clienti", arriva a dire un responsabile marketing). C'è anche lo spazio per storie incredibili di cui ci permettiamo di dubitare: una delle menti che sta dietro a "Quaero", il motore di ricerca europeo - ancora in fase di sviluppo - così fortemente voluto dal presidente Chirac, rivela che ai tempi in cui era consulente di Altavista - correva l'anno 1997 -, suggerendo al patron dell'impresa di acquistare "quel motore di ricerca interessante prodotto da quei due ragazzi di Stanford", si era sentito dare del "coglione" (traduco letteralmente), e del "francese che non ha capito niente dell'America". Inutile raccontare com'è andata a finire.
Certo, è difficile debellare il legittimo dubbio della leggenda metropolitana, ma rimane comunque un'edificante morale, che è quella che anche le PMI possono - devono - pensare in grande. E se il fine giustifica i mezzi, una "True lies" al nostro amico possiamo anche perdonarla.
Ma la chicca, come spesso accade, arriva in zona Cesarini. Quando prende la parola Monsieur André-Yves Portnoff, tutti i pensieri lasciati a metà paiono trovare finalmente il loro sbocco. Con una dialettica incantevole ed una chiarezza disarmante, il ricercatore franco-italo-russo, nato chimico, smonta il problema generale secondo sezioni precise, sintetizzando in tre tagli le difficoltà tutte francesi a superare l'impasse attuale.
Numero 1: il pensiero di Descartes (il citato ci guarda, stupito, dalla parete sinistra della sala, fulminando l'interlocutore col suo sguardo trapassante e, ahinoi, trapassato). "E' difficile ammettere che funzioni un sistema come il peer-to-peer, quando tutta la nostra storia si basa su un pensiero piramidale, centralizzato. No, Internet non può funzionare, non ha un centro, non esiste!" finisce urlando in preda a palpitazioni retoriche ed ironiche.
Numero 2: l'arroganza. "Il professore universitario è una persona formata, ovviamente, e dunque arrivata. Non c'è nulla di nuovo che egli possa imparare, tantomeno da fonti poco autorevoli, non controllate come Internet. Nuove forme di sapere, ancor peggio se non validate, non sono concepibili". E' qui che Portnoff raccoglie la maggior parte dei suoi applausi, quando afferma di non sopportare la gente che pretende di mettere dei "preservativi culturali" nella gestione della Rete. Tutto questo, detto da un uomo che è più vicino ai 70 che ai 60, scatena in un animo giovane moti di speranza che credevi sopiti.
Numero 3: un termine difficilmente traducibile in italiano che spero ci perdonerete se rendiamo con un inesatto "Malafede". "La malafede che ci porta a vedere nemici e concorrenti ovunque, la malafede che ci impedisce di collaborare, e dunque di usufruire del primo dei grandi benefici di Internet e del web 2.0: l'annullamento dei costi di transazione". Anche qui l'applausometro rischia di esplodere quando il professore smonta le tecniche belliche francesi: "Abbiamo fatto la Maginot, ci sentivamo al sicuro, vero? Ecco, e i tedeschi cos'hanno fatto? Ci sono passati intorno. Questo no, non l'avevamo calcolato!". Ed ancora: "Noi facciamo le regole, gli altri vincono".
L'analisi muove infine all'azione: nella società dell'immateriale, le strategie vincenti passano per il capitale relazionale, quello che non si contabilizza in conti economici e stati patrimoniali, nelle reti dinamiche (ma non nelle fusioni, perchè "due navi che imbarcano acqua se si mettono assieme vanno a fondo più velocemente"), in una politica industriale che deve avere come unico obiettivo quello di reindustrializzare l'Europa, unica vera ricetta per evitare di spostare altrove officine ed economie del mondo, come purtroppo sta già avvenendo, e forse è già avvenuto. Senza avere paura degli altri, perchè come insegna Michael Dell "anche i fornitori possono essere tuoi amici".
E la costruzione favolistica del suo impero dei Pc da zero ci ricorda, novello Esopo, che i più grandi sogni sono quelli dei bambini. E alla fine, dalla montagna di idee sopravviveranno solo quelle che avranno meno paura di mettersi in gioco, nel mondo là fuori.
A fine lavori, l'Andese ha avanzato infine le sue 10 proposte formativo-industriali per correggere l'attuale trend delle organizzazioni in ambito IT. Alcune sono forse ridondanti, ma hanno l'indubbio pregio di essere concrete. E' per questo che ho deciso di sottoporle alla vostra attenzione. Prendetelo come "free lunch" finale.
(Piano Macroeconomico)
1. Misurare in maniera affidabile gli investimenti IT.
2. Misurare in maniera affidabile le spese IT.
3. Misurare in maniera affidabile il contributo degli investimenti IT e TLC alla crescita del PIL.
4. Rinforzare gli investimenti in Ricerca & Sviluppo nel dominio IT associando gli attori del pubblico e del privato
5. Attivare iniziative a livello europeo in materia di generalizzazione degli utilizzi del Web 2.0.
(Piano Microeconomico)
6. Incoraggiare l'innovazione tramite politiche pubbliche del tipo "Small Business Act" ("Una delle poche cose che salvo dell'era Chirac", Nota di Portnoff) per finanziare investimenti per gli utilizzi informatici.
7. Generalizzare gli utilizzi del Web 2.0 nel sistema educativo a tutti i livelli scolastici per l'anno scolastico 2007.
8. Generalizzare i metodi di analisi del valore propri dell'ambito IT e IS (cfr. Mareva, ValIT, Afav)
9. 250 euro di sovvenzione per impiegato all'anno alle aziende che metteranno a disposizione dei loro primi 200 impiegati i servizi del Web 2.0.
10. Creare un "Osservatorio delle buone pratiche" per gli utilizzi IT che si riferiscano alle Best Practices del settore.
(Fonte: www.spezialmente.it)
Era un'Europa indubbiamente diversa, quella che si ritrovava a Roma 50 anni fa. 6 stati fondatori per dare l'esempio, quando ancora il termine "globalizzazione" non era di moda, quando certe azioni pionieristiche potevano parere non avere un senso.
L'Europa di oggi è una superpotenza in potenza: certo, abbiamo l'Euro - l'Euro forte rispetto al dollaro ma anche l'Euro che non fa arrivare a fine mese - ma non politiche comuni, non modelli da seguire.
Lingue, radici, storie e diatribe interne: tutto ci divide, tutto ci porta ad unirci. Fattori esogeni, prima di tutto, e poi quel solito bisogno di sussistenza, di essere indipendenti, di toglierci di dosso l'etichetta di "Vecchio Continente" una volta per tutte, anche se alla demografia non si scappa. L'esigenza di tornare a recitare un ruolo nel mondo: è questo il motore che ci deve far superare i contrasti, le paure che i rumeni nella Ue ci vengano in casa a sottrarre il lavoro buono nell'ufficio della porta accanto. Oggi che Tigri, Dragoni e McDonalds' ci stringono nella morsa, l'Europa è chiamata ad indicare una via d'uscita alternativa, una soluzione a cui aggrapparsi.
Con il proprio impegno, le proprie intelligenze, le proprie peculiarità, di un popolo straordinariamente variegato e straordinariamente reattivo.
Il tutto, senza rinunciare alla propria qualità della vita, alla propria - immensa - cultura, ai propri ritmi ed alle proprie vocazioni.
L'Europa che compie 50 anni è un evento che dobbiamo tornare a riscoprire, anche senza che ce lo consigli Luca Cordero di Montezemolo, e che ci deve far riflettere. Riflettere, per agire.
Da Yalta a Berlino, passando per Roma e Nizza: questa Europa ha già in sè il seme della multilocalità. Che sia Grosse Koalition, DC o Partito Democratico, c'è un gran bisogno di ripartire. E costruire sulla griglia dell'economia, l'Europa dei saperi e dei poteri.
(dal mio blog su Spezialmente.it)

