Bioarchitettura. Geobiologia. Legno.
Se le tre parole in sè vi suonano nuove o misteriose, oppure se al contrario vi sono già familiari, l'occasione è ghiotta. La Fondazione Carispe è infatti tra gli enti che patrocinano il 2' Convegno Nazionale "Bioarchitettura&Geobiologia&Legno". Che si chiama proprio così, come si scrive, e che mette al centro dell'attenzione tutti i temi inerenti all'architettura sostenibile, ecologica, economica, efficace, conveniente ed intelligente.
Domani 22 Giugno, a Villa Marigola a Lerici, dalle 9.00 in poi.
Di seguito il programma dell'intera giornata.
Bioarchitettura&Geobiologia&Legno
Villa Marigola
Lerici - La Spezia
ore 9.00 registrazione dei partecipanti
ore 9.15 Saluti delle Autorità e rappresentanti degli Ordini Professionali
Avvocato Matteo Melley Presidente Fondazione Carispe
Architetto Marino Fiasella Presidente della Provincia della Spezia
Ingegnere Emanuele Fresco Sindaco di Lerici
Ingegnere Franco Zunino Assessore Regionale all'Ambiente
Senatore della Repubblica Dottore Egidio Banti 10° Commissione Permanente
Industria Commercio e Turismo
Architetto Massimiliano Alì Presidente Ordine Architetti Pianificatori Paesaggisti
e Conservatori della Provincia della Spezia
Ingegnere Paolo Caruana Segretario dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia della Spezia
Geologo Carlo Malgarotto Consigliere dell'Ordine Regionale dei Geologi della Liguria
Dottore Salvatore Barbagallo Presidente dell'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri
della Provincia della Spezia
Geometra Fabrizio Costa Presidente del Collegio dei Geometri della Provincia della Spezia
Geometra Marco Ferramosca Presidente dell' ANCE La Spezia
Architetto Alberto Bacigalupi Presidente della Scuola Edile Spezzina
Architetto Alberto Colombo Rappresentante ANAB
ore 9.45 Apertura dei lavori
INTERVENTI
Architetto Viviana Deruto
Presidente dell'Associazione Architettura&Geobiologia-Studi Integrati
Presentazione dell'Associazione "Architettura&Geobiologia - Studi Integrati"
Architetto Paola Giannarelli Sindaco di Vezzano Ligure
"PUC eco-sostenibile: l'esperienza di Vezzano Ligure
Prof. Rodolfo Coccioni Dir. Istituto di Geobiologia Facoltà di Geologia
Università di Urbino
"L'istituto di Geologia e Centro di Geobiologia dell'Università di Urbino:
i motivi di una ricerca"
Ingegnere Sergio Berti
"La ricerca geologica-geobiologica sul Palazzo Ducale di Urbino: la geobiologia"
Geologo Marco Zanicchi
"La ricerca geologica-geobiologica sul Palazzo Ducale di Urbino: la geologia"
Architetto Viviana Deruto
"La ricerca geologica-geobiologica sul Palazzo Ducale di Urbino:
spunti per un'architettura consapevole"
Geometra Papik Dal Degan S'INTEGRA SRL
"La procedura Best Class per la certificazione degli edifici
ed il sitema di accreditamento Sacert"
Architetto Donatella Ambrosini e Epta Consult SCRL
"Esempli applicativi per la definizione del consumo energetico degli edifici:
diagnostica, utilizzo di software applicativi e soluzioni di intervento"
Architetto Svegliado Piero Direttore Tecnico della Celenit isolanti naturali
"L'isolamento termico dell'involucro edilizio"
Dottor Franco Fabiano Dirigente Primo Livello Divisione Pneumologia La Spezia
e Presidente Regionale AIMAR
"Inquinamento ambientale indoor e outdoor: malattie respiratorie e patologie correlate"
Architetto Giuseppe Brucco Ricercatore e Direttore della Delta Solar impianti termici
"Gli impianti termici in bioedilizia
ore 13.00 pausa pranzo
POMERIGGIO
ore 14.30 Riapertura dei lavori
INTERVENTI
Signor Mauro Guazzi Responsabile Tecnico-Commerciale
della Sonnenkraft pannelli solari
"L'impiego dell'energia solare: semplice comodo e redditizio per tutti"
Professor Mauro Durante docente di Genetica e Biologia Molecolare
Università di Pisa
"Effetti biologici indotti da inquinanti ambientali"
Dottor Giuliano Bressa docente di Tossicologia Ambientale
Università di Padova
"Inquinamento indoor: fonti, effetti, rimedi"
Architetto Valerio Rao della Rao & Sartelli legnami
"Il legno nelle strutture edilizie: normative a confronto"
Architetto Nicoletta Bernardeschi
"La geobiologia come analisi preliminare alla progettazione architettonica.
Esempi applicativi"
Ingegnere Andrea Travaglini
"Impianti a basso consumo energetico"
Geologo Davide D'Errico
"Interazioni fra assetto geologico e insediamenti eremitici
nell'Abruzzo interno: prime ipotesi"
17.00 cofee break
Dottor Vincenzo Matera
"Ricerca medica nel settore delle variazioni biofisiche indotte
dalle interazioni con l'ambiente"
Signor Roberto Mosca Dirigente della Spring Color calci e colori naturali
"I colori naturali"
Geologo Marco Zanicchi
"I potenziali spontanei: la geofisica applicata alla geobiologia"
Ingegnere Giampiero Musio Funzionario Centro Gas
"Esperienza del Gruppo Acam nel settore eolico "
ore 18.30 chiusura dei lavori e dibattito
moderatrice
Architetto Nicoletta Bernardeschi
Per la serie "modi bizzarri (ma apparentemente funzionanti!) di risparmiare energia", eccovi un link di come i Google Boys potrebbero declinare il loro motto "Don't be evil": http://ecoiron.blogspot.com/2007/01/black-google-would-save-3000-megawatts.html.
Con un solo ritocchino al codice, si salvano un bel po' di megawatt (e si rende il sito forse un po' meno leggibile, ma sicuramente molto più stylish, no?)...
Per chi vuole iniziare: Blackle.com
Alla mia sinistra, effigi di Pasteur, Bossuet, Descartes e Racine mi ammoniscono con la severità delle loro parrucche ricciolute, prevenendomi da ogni distrazione. Il ritmo è comunque disteso, i relatori preparati e pronti alla battuta.
Si comincia dalla base dell'iceberg, ovvero dalla formazione. E da subito è evidente come i problemi dei cugini d'Oltralpe siano anche i nostri: pochi ingegneri (e poche "ingegnere", soprattutto, viene rimarcato), molti informatici, il problema insomma è più sulla gestione della tecnologia e sulle modalità per convincere gli imprenditori ad investire in questo settore che nella mera scrittura delle linee di codice.
La tematica del "digital divide" viene trasposta in un dominio inedito: in Francia, le connessioni "haut dèbit" o "très haut dèbit" sono numerose, e costano poco (non stiamo certo in questa sede a sottolineare ancora le differenze di prezzo dello stesso prodotto "Alice" nello Stivale e nell'Esagono). Ovvio allora che il problema si trasli altrove: il muro qui è più tra la ristretta cerchia degli "iniziati", coloro che dominano la tecnologia (anche se talvolta finiscono per farsi dominare), e quelli che come utilizzatori se la cavano magari anche, ma che non hanno voglia di capire cosa sta dietro al messaggino che parte dal cellulare o alla telefonata via Skype.
Ça va sans dire che questi ultimi sono la stragrande maggioranza, con sommo dispiacere dei nostri relatori.
Si sprecano dunque slides per stigmatizzare le differenze di approccio Francia (più latamente: Europa, mi sento di poter dire) - Usa, la mancanza di ricerca applicata (ah, rieccola!) e la mancanza di sforzi europei per formare dei managers in ambito IS (Information Systems).
Le soluzioni. Già, le soluzioni.
"Je cherche (cerco) l'Humboldt du (del) 2007", finisce retoricamente un professore universitario evidentemente poco felice dell'ultimo quinquennio chiracchiano. Premessa: lord Von Humboldt è il tizio che, riformando l'università di Berlino nel 1809, ha di fatto posto le basi al sistema universitario così come lo conosciamo oggi, con le varie distinzioni umanistico-scientifiche, i dipartimenti e compagnia bella. L'Humboldt che il docente cerca, dunque, è l'innovatore capace di riscrivere i paradigmi ed i confini delle scienze dei bit: andare oltre la logica binaria dello zero-uno, e rivolgersi al Nanotech, Biotech, abbattendo muri piuttosto che erigendoli-esigendoli. E badate che il docente in questione non è un pazzo visionario che vive nel suo mondo teorico ed ipotizzato: pensate che si è fatto costruire apposta un software capace di riconoscere i pezzi di compiti/tesi/progetti copiati e incollati dalla rete. Piuttosto pragmatico, dunque. Dalla sua esperienza empirica ha tratto anche delle stime: il 10% dei suoi studenti fa un uso scriteriato del "Cut and paste", senza neanche scomodarsi a stare evidentemente a leggere quello che sta copiando. Un altro buon 25% copia citando le fonti; il 40% se ne "dimentica" qualcuna. Il conto degli onesti è presto fatto.
La signorina che ci presenta le virtù dell'école d'Ingénieur "Supèlec" (che forma "ingegneri generalisti", qualsiasi cosa questa stramba locuzione significhi) ci ricorda il caso del MIT (la famosa università americana che ha piazzato tutti i suoi corsi online), avvertendoci però che in mezzo a tantissima qualità c'è anche qualche corso davvero approssimativo. E che comunque avere il materiale a disposizione non vuol necessariamente dire apprenderlo.
La parola passa poi alle imprese, in un passaggio di testimone che anche qui si augurano evidentemente non essere solo metaforico. L'accento ora è subito posto sulla produzione: amministratori delegati e responsabili di sistemi informativi ci ricordano prima di tutto l'importanza dei server, e la mancanza di investimenti europei in questo senso (mentre Oltreoceano Google, Amazon, Yahoo ed Aol fanno a gara a colpi di miliardi di euro per accaparrarsi la maggiore potenza di calcolo possibile), ed ancora lamentano la frattura tra università ed imprese, che, nel Belpaese come in quello un po' meno bello, faticano a capirsi.
Tornando all'argomento principale, si cerca di permutare la filosofia partecipativa del Web 2.0 in ricette aziendali: mettere in condivisione i saperi attraverso la tecnologia, facilitare la comunicazione, incentivare la collaborazione per progetti, per funzioni o per clusters, ma anche usare i nuovi canali per comprendere meglio i bisogni dei clienti, che non sono mai stati così chiari come oggi ai tempi di Google e dei blog ("Non c'è neanche bisogno di innovare: ci penseranno i vostri clienti", arriva a dire un responsabile marketing). C'è anche lo spazio per storie incredibili di cui ci permettiamo di dubitare: una delle menti che sta dietro a "Quaero", il motore di ricerca europeo - ancora in fase di sviluppo - così fortemente voluto dal presidente Chirac, rivela che ai tempi in cui era consulente di Altavista - correva l'anno 1997 -, suggerendo al patron dell'impresa di acquistare "quel motore di ricerca interessante prodotto da quei due ragazzi di Stanford", si era sentito dare del "coglione" (traduco letteralmente), e del "francese che non ha capito niente dell'America". Inutile raccontare com'è andata a finire.
Certo, è difficile debellare il legittimo dubbio della leggenda metropolitana, ma rimane comunque un'edificante morale, che è quella che anche le PMI possono - devono - pensare in grande. E se il fine giustifica i mezzi, una "True lies" al nostro amico possiamo anche perdonarla.
Ma la chicca, come spesso accade, arriva in zona Cesarini. Quando prende la parola Monsieur André-Yves Portnoff, tutti i pensieri lasciati a metà paiono trovare finalmente il loro sbocco. Con una dialettica incantevole ed una chiarezza disarmante, il ricercatore franco-italo-russo, nato chimico, smonta il problema generale secondo sezioni precise, sintetizzando in tre tagli le difficoltà tutte francesi a superare l'impasse attuale.
Numero 1: il pensiero di Descartes (il citato ci guarda, stupito, dalla parete sinistra della sala, fulminando l'interlocutore col suo sguardo trapassante e, ahinoi, trapassato). "E' difficile ammettere che funzioni un sistema come il peer-to-peer, quando tutta la nostra storia si basa su un pensiero piramidale, centralizzato. No, Internet non può funzionare, non ha un centro, non esiste!" finisce urlando in preda a palpitazioni retoriche ed ironiche.
Numero 2: l'arroganza. "Il professore universitario è una persona formata, ovviamente, e dunque arrivata. Non c'è nulla di nuovo che egli possa imparare, tantomeno da fonti poco autorevoli, non controllate come Internet. Nuove forme di sapere, ancor peggio se non validate, non sono concepibili". E' qui che Portnoff raccoglie la maggior parte dei suoi applausi, quando afferma di non sopportare la gente che pretende di mettere dei "preservativi culturali" nella gestione della Rete. Tutto questo, detto da un uomo che è più vicino ai 70 che ai 60, scatena in un animo giovane moti di speranza che credevi sopiti.
Numero 3: un termine difficilmente traducibile in italiano che spero ci perdonerete se rendiamo con un inesatto "Malafede". "La malafede che ci porta a vedere nemici e concorrenti ovunque, la malafede che ci impedisce di collaborare, e dunque di usufruire del primo dei grandi benefici di Internet e del web 2.0: l'annullamento dei costi di transazione". Anche qui l'applausometro rischia di esplodere quando il professore smonta le tecniche belliche francesi: "Abbiamo fatto la Maginot, ci sentivamo al sicuro, vero? Ecco, e i tedeschi cos'hanno fatto? Ci sono passati intorno. Questo no, non l'avevamo calcolato!". Ed ancora: "Noi facciamo le regole, gli altri vincono".
L'analisi muove infine all'azione: nella società dell'immateriale, le strategie vincenti passano per il capitale relazionale, quello che non si contabilizza in conti economici e stati patrimoniali, nelle reti dinamiche (ma non nelle fusioni, perchè "due navi che imbarcano acqua se si mettono assieme vanno a fondo più velocemente"), in una politica industriale che deve avere come unico obiettivo quello di reindustrializzare l'Europa, unica vera ricetta per evitare di spostare altrove officine ed economie del mondo, come purtroppo sta già avvenendo, e forse è già avvenuto. Senza avere paura degli altri, perchè come insegna Michael Dell "anche i fornitori possono essere tuoi amici".
E la costruzione favolistica del suo impero dei Pc da zero ci ricorda, novello Esopo, che i più grandi sogni sono quelli dei bambini. E alla fine, dalla montagna di idee sopravviveranno solo quelle che avranno meno paura di mettersi in gioco, nel mondo là fuori.
A fine lavori, l'Andese ha avanzato infine le sue 10 proposte formativo-industriali per correggere l'attuale trend delle organizzazioni in ambito IT. Alcune sono forse ridondanti, ma hanno l'indubbio pregio di essere concrete. E' per questo che ho deciso di sottoporle alla vostra attenzione. Prendetelo come "free lunch" finale.
(Piano Macroeconomico)
1. Misurare in maniera affidabile gli investimenti IT.
2. Misurare in maniera affidabile le spese IT.
3. Misurare in maniera affidabile il contributo degli investimenti IT e TLC alla crescita del PIL.
4. Rinforzare gli investimenti in Ricerca & Sviluppo nel dominio IT associando gli attori del pubblico e del privato
5. Attivare iniziative a livello europeo in materia di generalizzazione degli utilizzi del Web 2.0.
(Piano Microeconomico)
6. Incoraggiare l'innovazione tramite politiche pubbliche del tipo "Small Business Act" ("Una delle poche cose che salvo dell'era Chirac", Nota di Portnoff) per finanziare investimenti per gli utilizzi informatici.
7. Generalizzare gli utilizzi del Web 2.0 nel sistema educativo a tutti i livelli scolastici per l'anno scolastico 2007.
8. Generalizzare i metodi di analisi del valore propri dell'ambito IT e IS (cfr. Mareva, ValIT, Afav)
9. 250 euro di sovvenzione per impiegato all'anno alle aziende che metteranno a disposizione dei loro primi 200 impiegati i servizi del Web 2.0.
10. Creare un "Osservatorio delle buone pratiche" per gli utilizzi IT che si riferiscano alle Best Practices del settore.
(Fonte: www.spezialmente.it)

Dodici anni in Rete sono tanti. Per chi, come noi naviga, scrive e impara in Internet dal '95, dodici anni sono un po' come una Laurea, come un titolo che ci consente di poter giudicare chi sta vedendo giusto e chi no.
D'altra parte, uno dei vantaggi dell'essere un po' esperti di una certa materia sta anche nel poter salire un po' in cattedra con chi invece pensa di esserlo e non lo dimostra.
Il fatto che il N.Y. Times cominci a dubitare di essere ancora su carta tra 5 anni, che sempre più editori di giornali e riviste aprano alla creatività del pubblico web, che il 2007 si profila sin dal 2006 come l'anno dei contenuti generati dagli utenti (ovvero della C ), così come il fatto che ci sia chi decide di rinnovarsi, pur essendo già in Rete da anni fa davvero stupire che ci sia invece chi ancora sonnecchia bellamente preferendo ignorare il web per restare ancorato alle "solide" tradizioni del "solo stampato".
Però un conto è dormire, un altro ignorare.
Così, se da una parte, pensando ai nostri amici facciamo i complimenti a Spezialmente.it per la nuova veste e le nuove intenzioni,
["Ma...un bel blog redazionale, invece soltanto del solito sito-portal-giornale un po' ancora Web 1.0?"
"Potrebbe essere un'idea,"
"Potrebbe???"]
dall'altra stiamo pensando che mancano più o meno sei mesi al nuovo appuntamento con il Festival della Mente, viste le nuove star tra i vari servizi Internet che consentono agli utenti di esprimere la propria creatività con musica, immagini o video, saremmo davvero molto, molto stupiti se quest'anno non trovassimo neppure uno dei molti eventi del festival dedicato a queste nuove opportunità e forme creative e al loro impatto sulla società della Rete (ma non solo).
Perchè questo pensiero? Perchè tutto sommato, nelle tre prime, pur notevoli edizioni del Festival, Internet, la sua cultura, ma soprattutto il suo potenziale creativo, sono state lasciate un po' da parte.
Sappiamo che addetti ai lavori ed organizzatori sono all'opera. Quello che speriamo è non ci deludano.
E, riflettendoci meglio, se avete letto bene tutti riferimenti che vi abbiamo indicato nei vari link di questo post, più che un pensiero questo è forse un vero e proprio monito.
Un edificio dal look originale e curioso e di progettazione ultramoderna sta sorgendo a Miami.
The COR building, un grattacielo con una struttura e design altamente avanzato e moderno per il distretto di design, e soprattutto ecologico.
Il lavoro è il risultato della collaborazione tra diversi operatori tra cui Chad Oppenheim architecture + design, Buro Happold e l'ingegnere Ysreal Seinuk.
Il complesso architettonico incorporerà diverse funzioni da quella residenziale a quella commerciale con spazi dedicati, tecnologie tra le più sofisticate e sostenibili come turbine a vento, pannelli fotovoltaici, e pannelli solari, oltre alle strutture interne completamente rivestite di materiale riciclato. Qui i dettagli e altre immagini.

"L'evento si propone di fare il punto sullo stato dell'arte delle tecnologie per i Beni e i Contenuti Culturali, con la presentazione delle principali esperienze avviate dagli esploratori di questo settore in Italia."
E' il senso dell'interessante iniziativa promossa da Forum NetEconomy. Il 13 Dicembre a Milano, presso la Mediateca di Santa Teresa.
Ovvero, come la tecnologia e i nuovi media possono aiutare chi, come noi, si muove tra mille sforzi logistici ed organizzativi per portare l'arte e i beni culturali ancora più vicino al [grande] pubblico.

A proposito di quanti ancora non ci credono. A proposito di quanti si scandalizzano un po', nel loro conformismo Kulturny così ancora 20' Secolo. A proposito di quanti non hanno capito come si possano scrivere cose del genere.
O di quanti si stupiscono che finalmente anche stampa ed editoria rendano doveroso omaggio a quelle stesse forme di libera e condivisa informazione-controinformazione che fino ad un paio di anni fa snobbavano allegramente.
A proposito, sono usciti i vincitori.
Ora, chi e che cosa sia(no) Macchianera vi concediamo anche di non saperlo. Almeno ancora per i prossimi 3 minuti, che impiegherete a leggere qui.
Però un giro sui più votati, a questo punto, è d'obbligo.
Ah - disclaimer - se trovate qualche parolaccia sui Blog linkati da Macchianera, non prendetevela con noi, mi raccomando, non siate ancora così 20' Secolo, appunto. I vostri figli, non lo sono più almeno da quando esiste il Web 2.0.Invece, vogliamo guardare oltre, e trovare dei motivi per sorridere ugualmente. Magari con un lifting facciale, perché “felicità” è l’idillio cantato dai Romina e Albano (prima che arrivasse la Lecciso, s’intende), e con i tempi che passano oggi da queste parti le sensazioni sono ben altre.
Ma ragioniamo.
Tutti parlano dell’informazione online come del futuro, della carta stampata che scomparirà e di Google come l’unica fonte possibile. La realtà, è ben altra cosa, almeno a Spezia. La verità è che nella nostra città solo il 12% delle persone si collega regolarmente ad Internet, e che molti non sanno neanche come fare ad accendere un modem, o come si scarica un file. C’è confusione poi sul concetto stesso di informazione. Internet dà a tutti i mezzi di produzione in mano: per fare informazione, basta mettere su un blog preconfezionato e scrivere, ed eccoti lì, pronto a diventare freelance di te stesso. Poche sono le testate regolarmente registrate ai tribunali, le altre semplicemente collezionano, sfornano e buttano lì, sulla pubblica piazza, esponendo allora al pubblico ludibrio, talvolta senza verificare, talvolta approfondendo.
L’informazione passa nei meati, svicola, non riesci a starle dietro; se ti cerchi su Google ti vengono fuori risultati di te quando avevi 5 anni, informazioni che vorresti cancellare, ed invece tutto è memorizzato, stoccato nei giganteschi database, tutto, anche le fonti non autorizzate.
Blog e forum acquisiscono pari dignità ontologica dei siti canonici: la gente si fa un’idea tanto lì quanto sulla versione online del New York Times delle cose che accadono. La controinformazione diventa informazione tout-court, chiusa lì (e non sempre è un bene).
Con buona pace del giornalista per come lo conoscevamo: lui, che con una gavetta pluriennale e sforzi disumani (perché è uno sporco mestiere, ma qualcuno deve pur farlo) pensava di essere giunto all’auctoritas, e si immaginava – lui solo – veicolo unico di tutte le informazioni possibili, si è visto superare, oltrepassare. Internet è il bene, ma anche il male: fa chiudere i negozi di musica, anche i migliori, fa perdere posti di lavoro; ne inventa altri. Chi ha la lungimiranza di capire che il vento sta cambiando, cambia anch’esso. Altrimenti, si intestardisce ad irretire su schemi stantii il nuovo che avanza. E’ un’operazione che fa un po’ pena, vista da fuori, ma è fisiologica, e ci si casca un po’ tutti, in fondo.
Ad ogni modo, questa pienezza di contenuti, in realtà, è solo apparente: un recente studio del “New Zealand Listener” ci informa che già nel 2001 il 68% delle informazioni comparse online provenissero da dispacci d’agenzia. Questa percentuale è salita all’85% nel 2006: roba da far venire i brividi. Le fonti, ci pare dire questo sondaggio, sono univoche, e l’informazione non è che un passaparola, un copia-incolla fine a se stesso, privo di ogni qualità.
Quello che può far alzare il livello dell’informazione (o farlo terribilmente degradare) è il barometro-utente: dando a questa variabile impazzita la possibilità di interagire si può ottenere davvero il valore aggiunto ad una piattezza che livella, sì, ma verso il basso. O si può cadere nella più insulsa beceraggine. Questione di punti di vista, e di attitudini personali.
E’ l’utente, comunque, il patrimonio da valorizzare: e sono gli utenti che possono innalzarsi senza il minimo sforzo (semplicemente: partecipando) a ruolo di portatori di informazione. Il problema, qui, è che il web 2.0 è collaborativo solo a livello puramente teorico: studi dimostrano che il 50% dei contenuti di Wikipedia proviene dallo 0,7% degli utenti, il 72% dall’1,7%. Anche qui, roba da far cadere tutta l’impalcatura di congetture di entusiasti ed ottimisti. Ma è proprio questa minoranza, allora, che può diventare immensamente influente, opinion leader, trainante.
A chi riesce ad emergere dalla mediocrità per doti di coerenza, costanza ed intelligenza, si aprono le porte della “celebrità”: non è certo solo una coincidenza che il caso letterario del momento in Italia sia tal “Pulsatilla”, ovvero l’autrice di uno dei blog più letti della Blogosfera. Sembrerebbe la vittoria della più schietta meritocrazia, no? Capisco che possa sconvolgere.
Tanto che Google ha dovuto piegare il capo al regime cinese, censurando nella versione in pinyin qualsiasi sito che faccia riferimento a Falun Gong o ai fatti di piazza Tienanmen. Ma, per restare su cose a noi più vicine, basti pensare alle richieste (talvolta non proprio educate) quotidiane che riceviamo di levare discussioni dal nostro forum (che – non finiremo mai di sottolinearlo - non ha alcun rapporto con la nostra testata, se non per la “sfortuna” di coabitare nella stessa piattaforma, ma ben distinta), cosa che così tanto infastidisce (giustamente) la nostra community, ma che la accomuna – ahinoi – a tante altre.
Eppure, la nostra idea iniziale non è sostanzialmente mutata: ci ostiniamo a credere che il nostro modello di “informazione partecipata” sia quello vincente, anche se ad oggi siamo senza un direttore responsabile, e abbiamo capito che dire la verità, sempre, non si può. A chi avrà voglia di starci a sentire, la racconteremo un po’ per volta, distillata in capsule da dilazionare e nascondere sotto la lingua. Giacché il tempo cancella tutto, e alla fine non rimangono che i sentimenti, più che la memoria, a guidare le azioni.tratto da: www.spezialmente.it
E' l'ultimo nato, tra i servizi "web 2.0" che permettono di ritagliarsi su misura una programmazione musicale attinente ai propri gusti. Si chiama ILike (mi piace) e, come già Pandora, Last.fm, Rhapsody, Finetune e altri (Itunes su tutti), permette di creare e scoprire intere scalette musicali (o multimedia) su misura per i propri gusti.
l'Ab Techno Blog approfondisce qui, su Pandora, una delle piattaforme di maggior successo.
ILike in particolare richiede ITunes di Apple.
L'idea in sè può sembrare banale, ad alcuni. In realtà questo tipo di Radio "custom" stanno piano piano soppiantando quelle tradizionali e troppo generalistiche via etere, concedendo incredibile spazio e libertà alla creatività personale degli utenti. Che, nell'ambito della filosofia del social-networking del nuovo Web, sono incentivati anche ad interagire scambiandosi suggerimenti e preferenze. Una tendenza da non sottovalutare, anche dal punto di vista del business, visto che prima o poi, arriveranno i soliti Google o Yahoo a comprarseli.

Per noi, voi, loro con un libro in punta di penna o nel cassetto.

