Avete mai visto James Bond che sbaglia, suda, sanguina, trema, ha paura, agisce d'impulso mettendo a rischio la missione, perde al tavolo da gioco, si innamora, si ferisce e riappare in scena con cicatrici e bende dopo averle prese anche dal primo venuto?

Mai sino ad oggi, credo.

Anticipato da uno dei siti web dedicati in assoluto tra i più belli mai visti in rete, alla fine delle festività natalizie è uscito anche in Italia il 21' film della serie di 007.

Destinato a deludere un po' chi si era affezionato agli elementi classici dei film e alla loro mistica, Casinò Royale è invece una inaspettata chicca per coloro che, delusi dagli ultimi episodi della serie, attendevano da tempo un riavvicinamento del personaggio al James Bond dei romanzi.

Non è stata, in quest'ottica, certo casuale la scelta della EON e della Sony Pictures di rifondare completamente la saga, ripartendo dal primo romanzo di Ian Fleming - una storia di per sè non clamorosa, ma asciutta e cruda. Scelta che si rivela azzeccata, dopo le stucchevoli dinamiche da videogioco a cui gli ultimi film ci avevano abituato, e dopo che i migliori Bond-film alla fine si rivelavano da anni i non-Bond come Mission :Impossible, The Bourne Identity, The Peacemaker, Il Santo.

Così, se da un lato si esce dalla sala senza l'assoluta certezza di aver visto davvero un film di 007 - almeno non nel senso classico - dall'altra si ha quella di aver assistito ad uno dei 3 o 4 migliori della serie e in assoluto ad un più che valido film di spionaggio.

In un'improbabile deformazione temporale, Casinò Royale, pur ambientato nel presente, racconta in realtà la prima missione ufficiale di Bond, dopo l'acquisizione dello stato di "doppio zero", ovvero la licenza di uccidere. E pur immerso nell'era tecnologica odierna, è un Bond che richiama da vicino quello di Dr.No o di Dalla Russia con Amore: pochi gadget, poca azione, molta tensione, quasi nessuna battuta di spirito.

E al di là della performance, invero pure molto buona di Daniel Craig, contestatissimo (dai fan) successore di Brosnan, la sorpresa migliore è la costruzione del personaggio di 007, complice anche una sagace e brillante sceneggiatura definita da Paul Haggis (Crash, Flags of Our Fathers, Million Dollar Baby), finalmente un Bond più vero, più umano, debole e fallibile e in definitiva direttamente uscito dalle pagine del miglior Fleming.